Giuseppe Genta  giornalista  in viaggio...               

 

 

 
ROBERT MULLER l'uomo che grida ... fatemi GOL !



Sette settimane sette, o giù di lì, qualcosa che è più simile alla visione di un " corto " che non al " film di una vita " e poi inesorabili strisceranno i titoli di coda sulla breve vita terrena di Robert Muller, 28 anni e un futuro, a detta dei più, di gran successo nel mondo dell'hockey su ghiaccio.
Per lui la vita si è rilevata un lampo, un flash, quasi come lo stesso impercettibile flash con cui ha convissuto ogni qualvolta ha visto partire dalla mazza del nemico il " puck " destinato alla sua rete, e pensare che in campo il più delle volte ne è uscito lui vincitore nella sfida con il " puck ", ma nella vita è andata in un altra maniera anche perchè il " puck " che gli si è infilato nel cervello nel novembre del 2006 si è dimostrato essere di quelli che viaggiano alla velocità della luce e quindi imparabile.
Ma il " puck " che lo trafisse due anni fa mentre stava giocando una partita sul campo di Hannover non era solamente un tiro imparabile era anche una saetta che ebbe la forza di strappare la maglia della rete della porta, era un tumore maligno al cervello che seppure asportato in tempo si manifestò in tutta la sua malignità.
E oggi, o meglio a fine mese questo armadio di uomo, che sembra essere il ritratto della salute e che ha ormai superato la media di aspettativa di vita prevista per i malati di questo spietato ed implacabile tipo di tumori, si appresta a scendere in campo forse per l'ultima volta nella speranza che la sirena del time out non venga mai suonata...solo così in piedi davanti alla sua porta, imbacuccato in quella goffa divisa, tipica dei portieroni dell'hockey,avrà la possibilità di giocare la partita più importante della sua carriera... quella che gli farà sembrare la vita un eterno tempo supplementare e non un tragico ultimo calcio di rigore.
E' difficile trovare le parole, se non dire che lo accompagnano in questa sua ultima partita dignità, forza, coraggio e lucidità, e quest'ultima gli è servita per pianificare non il suo ultimo desiderio ma per porsi almeno tre obiettivi da perseguire: comprare una casa per la moglie e i due figli, continuare a pensare positivo e tornare in campo entro fine mese; e a detta di tutti ce la farà, si sta allenando con un impegno incredibile e la sua abnegazione scuote e commuove il mondo dello sport e l'intera Germania, dove Robert viene visto come un monumento del grande circo di ghiaccio.
Sette settimane sette, giorno più giorno meno e poi Robert inevitabilmente andrà incontro a quell'ultimo gol che lo metterà in ginocchio per sempre, ma di lui ne siamo certi non rimarrà negli occhi della gente questa ultima immagine, rimarrà in tutta la sua grandezza la figura di un armadio umano che ha scelto di andarsene da questo mondo facendo quello che ha fatto fin da bambino e che soprattutto l'ha reso felice.


Doubleg
 



  il pensierino della sera                       


 

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