Giuseppe Genta  giornalista  in viaggio...               

 

 

 
 A proposito di ... Maestro unico

In tutta Europa l'Italia è l'unico Paese ad aver inventato nella scuola l'organizzazione modulare (voluta dai sindacati nel '95 per far aumentare l'organico del 40% in un sol colpo nel momento del maggior calo demografico).
Gli altri Paesi hanno un unico docente che insegna tutte le discipline fondamentali ed è responsabile della classe, affiancato spesso da specialisti per materie quali l'inglese, educazione fisica e musica.
La peculiarità di un insegnante elementare non è la preparazione disciplinare, ma la pedagogia e le tecniche didattiche.
Con i moduli che non sempre sono di tre insegnanti su due classi, ma anche di quattro su tre classi, un docente può trovarsi a dover lavorare su di un totale di 75 alunni.
In buona sostanza si è trasformata la scuola primaria in una specie di scuola media, dimostrando di non conoscere per niente le esigenze dei bambini piccoli e delle loro famiglie.
Sono dispiaciuto per le difficoltà a cui potranno andare incontro i precari, ma sono assolutamente favorevole ad un solo insegnante che possa dedicarsi anima e corpo ad una sola classe.
Non me ne vogliano gli insegnanti, ma quelli che contano non sono quelli che entrano per l'oretta di informatica o per le attività complementari, gli insegnanti che contano sono quelli che conoscono i propri alunni, le loro difficoltà, le loro famiglie, sono quelli che si affezionano ai bambini , che si sentono coinvolti e responsabili della loro crescita.
Qualcuno pensa, sbagliando, che la presenza di più insegnanti consenta agli alunni di fare più cose.
E' vero l'esatto contrario, non fosse altro per il fatto che quando si è troppi si rischia di frammentare il tutto, di non riuscire a fare collegamenti interdisciplinari, di non avere il tempo per approfondire, e soprattutto di non poter rispettare i tempi di chi è meno portato allo studio o un po' più immaturo.
E' chiaro che il ritorno al maestro unico potrà dare i suoi frutti solo ed unicamente se gli insegnanti saranno messi nella condizione di sentirsi davvero responsabili della loro piccola comunità.
Questa è una condizione indispensabile per il buon funzionamento della scuola primaria, perchè la propria soddisfazione un maestro la trae dal rapporto educativo che instaura con i propri alunni, e non certamente dall'insegnamento strettamente disciplinare, che è invece una delle principali peculiarità della scuola superiore.
Bisogna poi ricordare da ultimo che fare l'insegnante non è un mestiere come un altro, chi sceglie questa missione, che è poi quella di educare i figli degli altri, andrebbe valorizzato, controllato con verifiche periodiche che lo obblighino a migliorarsi costantemente e ovviamente remunerato in maniera adeguata all'impegno ed alle difficoltà che comporta il suo lavoro.
Sarà che io faccio parte di un altra generazione, quella cresciuta con il maestro unico, sarà che mi ricordo ( ma non perchè ho una buona memoria ) perfettamente ancora oggi quanto mi ha insegnato il mio maestro elementare, sarà che mi ritrovo in casa due ragazzine di 13 e 16 anni che non hanno idea di cosa sia " Il sabato del villaggio " o ancora peggio di dove sia Caltanissetta e sono state formate da una schiera di insegnanti e allora per tutto quanto sopra mi piace ricordare a chi lo ricorda e presentare a chi non lo conosce il maestro Alberto Manzi, il maestro per antonomasia ed il “padre”, riconosciuto e studiato anche all’Università di Harvard, dell’insegnamento a distanza.
Era un personaggio popolare amatissimo, insegnò a leggere ed a scrivere a milioni di italiani, eppure oggi sono solo in pochi a ricordarlo, mentre tra i giovani quasi nessuno lo conosce.
Divenne famoso come conduttore del programma televisivo “Non è mai troppo tardi”, realizzato dalla RAI fra il 1960 e il 1968 per la lotta all’analfabetismo, dimostrando uno stile didattico e comunicativo di rara efficacia, attraverso un uso della televisione moderno ed un linguaggio accessibile davvero a tutti, grazie a lui arrivarono a prendere la licenza elementare oltre un milione e mezzo di italiani.
Io penso che sarebbe cosa assai utile per quanti invocano in questi giorni la messa al " rogo " del ritorno al maestro unico l'andarsi a leggere LA LETTERA AI RAGAZZI DI QUINTA del maestro Manzi cliccando qui.
Non so quanti degli attuali insegnanti impegnati nelle pulriclassi e nelle pluriattività o quanti genitori moderni ( quelli che per intenderci storcono il naso al solo pensiero che il loro bimbo sia obbligato ad indossare il grembiule ) abbiano mai letto questa lettera, penso che tra quanti non l'avessero mai letta prima d'ora qualcuno potrà trarre qualche insegnamento, sempre che " non sia troppo tardi ".


Doubleg



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