Giuseppe Genta  giornalista  in viaggio...               

 

 

 
 La crisi del mattone non ci risparmia...



Come era prevedibile anche in Italia insieme alla crisi finanziaria arriva la crisi del mattone e i dati sono chiari e sotto gli occhi di tutti.
Del resto l'allarme era stato lanciato già lo scorso anno dalla Fiap ( Federazione degli agenti immobiliari ) e oggi trova piena conferma dai dati forniti dall'Ance ( Associazione dei costruttori) che in sostanza dicono che ci troviamo di fronte ad una fase di recessione vera e propria, in un comparto dove dopo 9 anni consecutivi di crescita si sta aprendo una fase di grande difficoltà caratterizzata da un trend negativo che iniziato nel secondo semestre 2008 tenderà inevitabilmente a peggiorare per l'intero 2009.
E non potrà andare in maniera diversa a fronte di un calo delle compravendite del 14% ( fatto registrare nel primo semestre 2008 ), calo che secondo alcuni attenti osservatori potrebbe assestarsi entro fine anno intorno al 16%, e su questo dato finale andrà a giocare un ruolo detrerminante la stretta al credito dovuta alla crisi finanziaria internazionale.
Basterà abbassare i prezzi? per arginare in parte il trend negativo,non credo; a tale proposito il Fondo Monetrario Internazionale prevede un ribasso delle quotazioni intorno al 15% per i prossimi due anni ed un leggero recupero previsto non prima del 2011.
In tutto questo tourbion di previsioni catastrofiche, qualcuno si è dimenticato che forse sarebbe opportuno fare la dovuta autocritica per aver ritenuto per l'ennesima volta il mattone occasione di sviluppo, al contrario invece il mattone ha finito per drogare maggiormente l'economia con costi sociali crescenti e quasi mai recuperabili, e con profitti crescenti garantiti alla rendita fondiaria e immobiliare, mai distribuiti.
Si è ripetuto un film già visto, quello di considerare il mattone e quindi l'edilizia in genere una attività produttiva primaria, mentre al contrario questa deve essere unicamente una attività di supporto e di servizio alle attività produttive realmente primaria ( l'agricoltura ), e secondaria ( la produzione industriale ).
Oggi ci si dimentica di tutti quei piccoli imprenditori che hanno abbandonato le loro attività produttive, e di quei grandi industriali che non hanno accettato le sfide imposte dall'innovazione e dalla competizione scegliendo di trasformare le loro attività in appartamenti o centri commerciali.
Ha prevalso come già in passato la corsa ad accumulare presto e in maniera facile denaro, portando alla recessione ed alla conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro diretti ed indiretti, è il caso del comparto dei laterizi che sconta un crollo totale della domanda, anche in virtù del fatto che è un materiale che non si esporta per gli alti costi legati al trasporto ed al peso, per cui va consumato unicamente sul territorio nostrano.
Ed ecco che oggi anzichè sentire voci di autocritica si cominciano a sentire chiedere misure di sostegno, facilitazioni, scialuppe di salvataggio e quant'altro possa giungere in soccorso ad un settore che è vittima del suo stesso male.
Non è detto che i sostegni non possano arrivare, ma sarebbe opportuno che venissero concessi unicamente per interventi che insistono nelle aree già urbanizzate, nella ristrutturazione di ciò che già esiste, e in quelle periferie urbane che oggi sono ormai dentro i centri delle città stesse; ed ancora tali sostegni dovrebbero essere concessi a chi operando negli ambiti urbani sopracitati, lo farà aggiornando tecniche e tecnologie, capaci di garantire la realizzazione di edifici intelligenti, ecologici, capaci di consumare poca energia e recuperare l'acqua e soprattutto non inquinare.
Come sembra di capire la situazione è più grave di quanto si possa pensare, le famiglie sono in grosse difficoltà economiche, e se mentre fino al 2000 le famiglie si presentavano in banca a richiedere un mutuo con almeno un terzo della somma necessaria in contanti, negli ultimi anni nove operazioni su dieci hanno fatto registrare richieste di mutuo per l'intera somma necessaria per l'acquisto.
E se è vero come è vero che gli italiani hanno perso l'abitudine a risparmiare, affidandosi sempre più ad un ricorso eccessivo al credito, è altrettanto vero che con 2000 euro di stipendio medio che entra in casa lavorando in due, oggi non si riesca nennemo più a vivere la quotidianità.
E allora torna attualissima una massima di Wiston Churchill che recitava " I risparmi sono una cosa molto buona soprattutto se i tuoi genitori li hanno fatti per te", il problema è che di questi tempi... i soldi hanno le ali... in poche parole volano via come il vento..

Doubleg

 
 
 
  il pensierino della sera                       


 

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